Articolo del Mese

GENNAIO 2020:

Artigiani di pace

Lo scorso 1° gennaio si è celebrata la Giornata Mondiale della Pace, in occasione della quale Papa Francesco ha pubblicato un messaggio intitolato La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica. 

È un testo molto bello e profondo, in cui il Pontefice insiste sull’importanza della virtù della speranza, affermando che «non si ottiene la pace se non la si spera». È ovviamente una considerazione molto semplice, ma non per questo banale o scontata. A chi, infatti, non è mai capitato di guardare il mondo con disperazione? Francesco cerca innanzitutto di metterci in guardia da questa tentazione, scrivendo che «sperare nella pace è un atteggiamento umano che contiene una tensione esistenziale, per cui anche un presente talvolta faticoso può essere vissuto e accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino. In questo modo, la speranza è la virtù che ci mette in cammino, ci dà le ali per andare avanti, perfino quando gli ostacoli sembrano insormontabili».

Nel messaggio il Papa fa anche riferimento al suo viaggio in Giappone del novembre scorso. Ad Hiroshima e Nagasaki, pregando davanti ai memoriali della devastazione del 1945, Francesco aveva denunciato la «dicotomia perversa» per cui il mondo vuole «difendere e garantire la stabilità e la pace sulla base di una falsa sicurezza supportata da una mentalità di paura e sfiducia, che finisce per avvelenare le relazioni tra i popoli e impedire ogni possibile dialogo». Nel testo, il Pontefice torna a ribadire la ferma condanna alla deterrenza nucleare, affermando che «non può che creare una sicurezza illusoria». 

Francesco parla del «servizio imprescindibile della memoria», offerto da chi ha vissuto l’esperienza della guerra e ricorda che il cammino della pace è inevitabilmente lungo e che necessita di pazienza, invitando a superare la paura e la cultura della minaccia con la cultura della fratellanza.

Il rischio, per noi fedeli semplici e cittadini di questa pacifica e sopita Europa, è quello di credere che le questioni sollevate dal messaggio del Papa in realtà abbiano poco a che fare con noi. Ma è proprio così? Davvero non c’entra niente con noi? 

Può non c’entrare niente con noi il fatto che il nostro paese ogni anno continui ad autorizzare vendite di armi per cifre miliardarie? Può non c’entrare niente con noi il fatto che queste armi finiscano nelle mani di Stati che le hanno usate per compiere crimini di guerra in Yemen, dove è in corso una delle crisi umanitarie più gravi del pianeta, ma che non è mai notizia da prima pagina? Possono non c’entrare niente con noi le vite distrutte e i profughi abbandonati, che sono il frutto di questo sanguinoso business? 

Il nuovo decennio si è aperto con l’aggravarsi del conflitto in corso sull’altra sponda del Mediterraneo, in Libia, e con l’inasprimento delle tensioni in Medio Oriente fra Usa e Iran. L’invito che costantemente ci rivolge il Papa è quello di non cedere alla logica della globalizzazione dell’indifferenza, ma di continuare a guardare la realtà, cercando di comprenderla e di essere, come possiamo, «artigiani di pace». Senza perdere la speranza.  

Maria

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DICEMBRE 2019:

Il presepe vivente 

Per la seconda volta ed “ in grande stile”, anche quest’anno la parrocchia di S. Galdino organizzerà, il pomeriggio del  15 dicembre, il presepe vivente. Qualcuno potrebbe affermare, certo a ragione, che non si tratta poi di una grande novità; altri ancora sostenere che queste tradizioni vanno bene fuori città, nei piccoli paesi, nella cattolica Brianza… ma a Milano, una metropoli europea, proiettata nel futuro, aperta al mondo…non si tratta di una scelta un po’ démodé, o addirittura fuori luogo? Poco consona agli standard ufficiali del mondo cittadino e milanese? Eppure vorrei, con umiltà, proporre tre ragioni per dissentire.  La prima di esse riguarda il fatto stesso, cioè la considerazione di trovarci alla presenza di un presepe…vivente. Ci richiama con forza, infatti, che la nascita di Gesù non è semplicemente un fatto del passato e che anzi, per chi crede, la sua incarnazione non è un semplice ricordo, ma una memoria viva, da cui trarre continuamente ispirazione e rinnovata speranza. La seconda riguarda il senso delle tradizioni. Negli ultimi anni si è fatto spesso, a mio parere con una certa frenesia, piazza pulita di tutto ciò che è tradizione. Ma siamo così convinti che questo sia il vero futuro? Che non ci sia nulla da salvare in ciò che ha animato la vita ed i sentimenti di chi ci ha preceduto?  Un progresso totalmente consegnato alla tecnica ed alle logiche di mercato non rischia di soffocare le nostre anime, impedendoci di respirare? Infine, ma non ultimo, crediamo  abbia grande importanza la seria novità culturale e religiosa di questo presepe. Cioè la partecipazione attenta e feconda dei nostri fratelli musulmani a questo evento, al punto che sono stati proprio loro i primi a desiderare di parteciparvi. Riconosciamo in questo un segno tangibile della venerazione che anche loro portano a Myriam e Isa (Maria e Gesù) presenti anch’essi nel Corano, ma anche un gesto splendido di comunione umana e religiosa. Cercare ciò che unisce, anziché accentuare strumentalmente le differenze può aiutare tutti . Oltre ogni laicismo o fondamentalismo, oltre il sospetto reciproco…camminando su strade di pace e di fraternità, anche con piccoli ma significativi gesti come un presepe vivente.           

Don Augusto