Articolo del Mese

 

PASSARE DAL “VIA”, ANCORA UNA VOLTA

Sembrava questione di qualche settimana, forse un mese, quando tutto è cominciato ed ormai è passato un anno. Ci dicevamo che sarebbe andato tutto bene e, certamente, a breve tutto sarebbe tornato come prima. Invece siamo ancora nel guado. La voglia che tutto finisca è immensa, così come il desiderio di ripartire, anche in modi nuovi e inimmaginabili fino all’anno scorso.

Fa parte di noi: individuato un problema o una fatica o una malattia vorremmo che si risolvessero il più in fretta possibile. Per noi a volte il fatto di capire cosa c’è che non va, quando qualcosa non va, coincide con l’averlo risolto. Ma non funziona così. Ci vuole tempo perché, una volta fatta la diagnosi, la terapia possa ristabilirci in forma. Ci vuole tempo perché una volta individuato un problema (nelle relazioni, negli affetti, in famiglia) quel problema sia affrontato e superato. E in quel tempo occorre stare nella lotta. In quel tempo occorre perseveranza, pazienza e vera speranza.

La Quaresima dice il nostro stare dentro la prova, senza scappare, senza nasconderci, senza arrivare troppo in fretta a Pasqua. Quaranta giorni: nella tradizione biblica indicano il tempo di un passaggio decisivo e la stagione della prova. Pensavano, gli ebrei, che la libertà e la terra promessa sarebbero state appena al di là del Mar Rosso, bastava attraversarlo, e già non era cosa da poco, ma poi “era fatta”. Invece per quarant’anni hanno camminato nel deserto prima di arrivarci. Anche Gesù, dopo il battesimo al Giordano, avrebbe potuto iniziare il suo ministero pubblico, e invece lo Spirito lo ha spinto nel deserto a lottare contro le tentazioni per quaranta giorni.

Questa Quaresima, per noi, sarà il tempo in cui sostenerci reciprocamente nelle fatiche, nelle stanchezze e nello sconforto. Sarà l’occasione per resistere alla tentazione della lamentela e della protesta ed invece perseverare tenacemente con uno spirito forte e determinato. Sarà la grazia di sostare in silenzio ai piedi della croce, di mettersi ancora in ascolto della parola di Gesù e condividere la mensa della riconciliazione e della comunione. Arriveremo a Pasqua, senza saltare le caselle e passando ancora una volta dal “Via”. Ricominciando ancora, se necessario.

“I quaranta giorni della Quaresima”, scriveva lo scorso anno il teologo Sequeri, “non vanno confusi con una quarantena, neppure al tempo del Covid-19. Sono giorni per riunire, non per separare. Sono per condividere la nostra vulnerabilità, nella convinzione che l’essere umano è ospite – non padrone – della vita di tutti. E la vita di tutti – compresa la nostra morte – è destinata all’ospitalità di Dio, che ci chiede di non precluderla a nessuno”.

don Bortolo