Articolo del Mese

IL SENSO È NELL’ATTESA

La nebbia incarta strade e palazzi e attutisce voci e suoni di una città che rincasa presto la sera. Insolito per Milano, persino per le nostre chiese. Sotto i cappucci, dietro le mascherine, la gente porta con sé pensieri e domande. Ma forse, più ancora, un sapore strano in bocca e sensazioni che non si raccontano con lucidità. Ma non sono belle. Così c’è più silenzio del solito. Il confine della città si mischia con l’hinterland e la periferia si perde al di là della tangenziale.

Si attende. Impazienti. Si aspetta che tutto questo passi, e il più in fretta possibile. Si aspetta che questo virus invisibile e maledetto se ne vada per la sua strada, basta che non sia più la nostra o che qualcuno, da qualche parte nel mondo, trovi la pozione magica per sconfiggerlo. E più in piccolo, ma certo non con minor ansia, si aspetta l’esito di un tampone, la fine di una quarantena, la possibilità di incontrare i genitori anziani, di ritrovare i volti lontani. Si aspetta di ricominciare. Mai, come in questi mesi, la normalità, e le solite cose, ci sono parse così desiderabili.

Con queste speranze, in questo periodo, ci addentriamo nell’Avvento. Il tempo per eccellenza dell’attesa. E una società, fino a non molto fa, sazia e appagata, si trova con un buco grande nello stomaco. Ha fame. Fame di relazioni vere, di certezze sul domani, di consolazioni nella malattia e nella solitudine, di condivisioni nei progetti, fame di abbracci.

Ci apprestiamo a viverlo bene questo Avvento, quello di Gesù. Non un tempo che ci dirà quando tutto questo finirà, non un tempo che ci restituirà certezze (vere?) che abbiamo perso, non un tempo che ripeterà: “Non è successo niente”. Ma un tempo in cui il Signore dice: “Vengo lì, vengo da te! In casa tua!”. Saranno settimane, queste, in cui scoprire che nonostante le nebbie, i coprifuochi o i lockdown, Dio abita in mezzo a noi. È qui, adesso: tra noi, così come siamo; in questo periodo, così come esso è. Ed è questo il momento buono per accorgercene. Facciamogli spazio, gustiamo il silenzio, ritroviamo le parole della preghiera, anche di quella “fatta in casa”. Ascoltiamolo e accogliamolo.

Non si tratta di attendere che tutto finisca, si tratta di attendere che il Signore venga, venga qui in mezzo, in mezzo a tutto questo che un anno fa non avremmo lontanamente immaginato. E che nessun “esperto”, nessun opinionista, sondaggista, politico o sociologo aveva vagamente intuito. Ci siam fatti sorprendere da un invisibile virus, lasciamoci sorprendere da un Dio che si fa visibile. Ritroveremo il bandolo di questa situazione ingarbugliata, ritroveremo il senso della vita e degli affetti, dei progetti e del domani. Perché “il senso”, scriveva R. S. Thomas, “è nell’attesa”.

don Bortolo