Articolo del Mese

 

PINOCCHIO E IL PESCECANE

Chi non conosce la storia di Pinocchio? E chi non ricorda l’episodio del pescecane? Il burattino di legno finisce incautamente nel ventre di un grosso mostro marino mentre nuota verso lo scoglio con la capretta dalla lana turchina. Qualche volta immagino che quanto ci è capitato in questo anno abbondante di pandemia sia stato un po’ come finire nella pancia di un mostro. La paura, l’oscurità, la solitudine, la malattia, la morte… Cose simili le immaginavamo solo nelle fiabe un po’ noir e nei film apocalittici o di fantascienza ed invece sono state dura realtà.

Ma chi l’avrebbe mai detto che anche quel baratro potesse diventare luogo di incontri speciali? Pinocchio s’imbatte subito in un tonno che lo esorta a rassegnarsi perché non c’è via di scampo e, in fondo, è meglio morir sott’acqua che sott’olio, almeno per i tonni. Anche noi ci siamo imbattuti in tante voci catastrofiche, contraddittorie, confuse che ci hanno scoraggiato e spinto a rassegnarci. Molti ne portano le cicatrici. Tutti ne siamo stati segnati. E, comunque, non ne siamo ancora fuori.

E come continua la storia lo sappiamo: in fondo al pesce Pinocchio ritrova Geppetto che aveva fatto naufragio mentre andava in cerca di quel figlio scapestrato. Proprio lì dunque, nel momento della disperazione e nel luogo peggiore, il burattino ritrova il legame più importante e la relazione più sincera, anche se tormentata. Pinocchio ritrova il padre! E, insieme, si organizzano per uscire dal ventre del pescecane. Come a dire: per uscire da questa situazione dobbiamo ripartire proprio dalle relazioni più vere ed importanti.

Ma si può andare oltre: quel baratro è simbolo della morte nella quale si sprofonda ma dalla quale si può risorgere. Anche Gesù, infatti, dopo la sua morte è sceso agli inferi e da lì è risalito nel mattino di Pasqua, facendo della sua vita una porta di salvezza per tutti. Gesù stesso, poi, aveva paragonato la sua passione ai tre giorni in cui Giona rimase nel ventre del grosso pesce prima di essere ributtato, per volere di Dio, all’asciutto su una spiaggia. Dunque per uscire da questo tempo occorre ritrovare una dimensione spirituale significativa e ricostruire la nostra relazione con il Padre, nel nome di Gesù, per tornare a navigare in mare aperto.

Infine il racconto di Collodi provoca un’ulteriore intuizione. In che modo Pinocchio e Geppetto escono dalla bocca del pesce? Il burattino si fa carico dell’anziano padre che non sa nuotare e se lo porta sulla schiena perché lui, di legno, non ha problemi a galleggiare! Come a dire: si esce dal mostro solo se ci si prende cura gli uni degli altri e ci si fa carico dei più deboli. Ci si salva solo insieme, è stato ripetuto più volte, ma ci si salva insieme solo se ci salviamo tutti, solo se ci curiamo dei più fragili. E sarà proprio questo episodio che farà di un burattino un uomo. Chissà… forse anche noi usciremo dal mostro diventando più uomini!

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