Articolo del Mese

 

I segni dei tempi e il nuovo cammino

 Ma egli rispose: “Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia; e al mattino: oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?”equation.pdfGesù nel Vangelo ci invita a capire i segni del tempo che viviamo, ma la stagione appena trascorsa non è certo facile da comprendere. Se dovessi arrischiare una lettura, direi che questo virus ci ha costretti a 5 passaggi, che vi propongo così, senza poter troppo spiegare: dalla libertà alla reclusione, dall’onnipotenza alla fragilità, dall’esaltazione dell’individuo al bisogno del collettivo, dal consumo alla mancanza, dal ‘gioco’ alla tragedia. Su ognuno di questi passaggi so che ci sarebbe molto da dire, ma non possiamo farlo qui.  Vi invito semplicemente a far mente locale, interrogarvi, a cuore aperto, sul perché.  Perché abbiamo dovuto essere gettati, in un istante, nella fragilità, nel senso di mancanza, di fronte alla tragedia, alla reclusione od al grande bisogno degli altri? Forse questo tempo del ‘lamento’ doveva dirci qualcosa che non abbiamo capito nel tempo della ‘danza’? (Lc. 7,32 ) Forse non ci eravamo resi conto del male che facevamo ai fratelli più poveri e disperati o al pianeta? Forse ci eravamo troppo abituati a vivere con frenesia e  superficialità, dimenticando ciò che vale di più?  Non ripartiamo come se nulla fosse avvenuto, non cerchiamo a tutti i costi un colpevole fuori di noi, ma fermiamoci ancora un istante, senza fuggire in fretta per ricominciare a vivere semplicemente come prima. Facciamolo anche come cristiani, per non essere ciechi e sordi di fronte al bisogno di conversione (Lc.13,1-5) Solo così il cammino che ricomincia sarà veramente nuovo e capiremo che quel Dio che per il suo popolo ha tracciato un sentiero sulle acque del Mar Rosso, non ci ha certo dimenticati né puniti, ma partecipa con noi, ancora una volta, alla lotta contro il male che abita la storia, per far trionfare il suo amore. Quell’amore che, nella Pasqua di Gesù, ha già vinto il male e la morte, ma che ancora deve vincere in noi, nella nostra storia, nel nostro tempo. Egli ci aprirà di nuovo una strada nel deserto, per insegnarci ancora a credere nella sua promessa.

Don Augusto